Porte aperte a scuola?

L’amico e collega Antonio, in un suo recente post, propone “l’apertura della scuola” al mondo esterno (genitori in testa) come iniziale processo di valutazione di insegnanti ed istituti. Nulla di più lontano dalle mie intenzioni quello di considerare un pregio la scuola a porte chiuse, ma devo dire che la proposta “tecnologica” di Antonio, pur stuzzicando il tecnico che è in me, mi lascia fortemente perplesso.

Prima di tutto credo che lui parta da una sua legittima esigenza di genitore di conoscere cosa si fa nelle aule e nei laboratori scolastici per completare quel “niente”, ricorrente risposta di ogni adolescente che si rispetti.
Ma, a mio avviso, il suo interesse è falsato dall’essere lui stesso docente prima che genitore che si pone in un certo modo nei confronti dell’istituzione scolastica: non credo che tanto interesse sia  condiviso da più di un 10% di famiglie.

Ed anche nel caso in cui la mia valutazione fosse errata mi chiedo quanti genitori siano in grado effettivamente di utilizzare strumenti tecnologici per una scuola aperta. E parlo qui da webmaster del sito scolastico che riceve il feedback (rigorosamente via telefono dalla segreteria didattica!) riguardo alla documentazioni ivi messa a disposizione.
Non nascondo ovviamente che analoga situazione problematica nella gestione e nell’uso delle tic per documentare la didattica, creando quell’open school auspicata da Antonio,  coinvolgerebbe anche un buon 70% dei docenti…
😦

Quando leggo

<<La tecnologia può aiutare molto. Qualche esempio: rendiamo accessibile sul web tutta la documentazione didattica, dai piani di lavoro ai registri personali. Non certo nella forma attuale (a nessuno interessa la burocrazia!), usiamo piuttosto sistemi di condivisione documenti, sperimentiamo il micro-blogging come Twitter per “raccontare” cosa si sta facendo. Incoraggiamo i docenti a realizzare blog personali e di classe, dai quali possa emergere l’attività quotidiana. Usiamo i social network per conoscerci meglio. Raccogliamo in modo organico appunti, dispense, materiali, lavori vari prodotti da insegnanti e studenti. Realizziamo un portfolio del singolo docente, della classe, della scuola. Facciamo video di lezioni, registriamo audio e…. pubblichiamo, pubblichiamo, pubblichiamo!>>

mi si illuminano gli occhi e levito   🙂

Ma poi torno con i piedi a terra, nella realtà del medio istituto superiore ed inizio a chiedermi, ammesso che le competenze e le strutture  per fare quello che il buon Antonio propone, siano disponibili nell’istituto di servizio:

  • come remunerare il lavoro aggiuntivo (inevitabile) dovuto al documentare?
  • in quali spazi il docente potrebbe effettivamente praticare quanto sopra?
  • con quali tecnologie e/o supporti (ove ne avesse necessità) professionali (itp, ad esempio)?
  • video, audio… affascinante ma se io tengo lezione a chi delegare la registrazione?
  • i social network sono uno strumento semplice, ma in quale tempo di lavoro (a meno che non vogliamo investire anche il tempo di vita) usarli?

Sono solo alcune delle domande che mi sorgono al momento; alcune riguardano il non indifferente fatto che usare le tecnologie per aprire la scuola e condividere le esperienze richiede di mescolare ancora di più il tempo di lavoro ed il tempo di vita (ovviamente non remunerato) dell’insegnante, altre la possibilità di “investire” in attrezzature e competenze professionali (in un momento in cui gli itp sono falcidiati) non sempre disponibili nelle scuole.
Ed ancora, è veramente possibile trasformare automaticamente tutta questa “trasparenza” in valutazione della scuola e/o del docente?

E mi spiace dissentire ma l’affermazione

<<... E alla fine si potrebbe anche trovare qualche metodo premiale, anche se non credo che tutto sommato sia il punto più importante.>>

in un momento in cui la considerazione della scuola e della cultura nella società sono pari a zero e regna solo l’etica del denaro, quando stipendi ed incentivi sono drammaticamente fermi almeno fino al 2013 (e senza recuperi), investire tante risorse personali senza un ritorno anche economico (mi sta benissimo il ritorno di immagine, ma non sono una starlet) non posso proprio condividerla.

Anche se investo tanto del mio tempo per fare già alcune delle cose proposte (usando anche una piattaforma di e-learning moodle nella didattica curricolare), un conto è poterlo fare liberamente col fine di migliorare la propria azione didattica, diverso doverlo fare senza incentivi e riconoscimenti adeguati.

Tornando infine alla valutazione (di scuole e docenti), reputo avvilenti le proposte attualmente formalizzate dal MPI e trovo personalmente interessante una parte della proposta in coda all’articolo di Israel (col quale in genere non concordo affatto).
Penso infatti che l’unica forma di valutazione sensata nel mondo scolastico sia di affidarsi ad una valutazione soggettiva espressa da pari.
Non credo più nelle bontà di valutazioni puramente oggettive, non quando si debbano valutare gli effetti della formazione su persone (non prodotti) e soprattutto non credo nella valutazione del singolo docente quando il lavoro effettuato in una classe (pluralità di soggetti in formazione) è essenzialmente un lavoro di team (consiglio di classe, pluralità di docenti).

Quindi trovo accettabile come forma di valutazione dell’operato di un consiglio di classe, lo studio dello stesso da parte di colleghi di altra scuola (meglio se di regione differente, in modo da confrontare realtà diverse), non reputo importante la presenza coordinatrice di un ispettore (almeno finché non ne sarà ridefinito all’uopo il ruolo e le competenze) e non condivido la presenza di insegnanti in pensione (che se la godano, finché possono!), troppo distanti dalla realtà in rapida evoluzione della scuola.

E parlo di “studio” perché credo che più che di valutazione tradizionale si debba parlare di confronto tra docenti diversi; l’obiettivo del processo di valutazione dovrà essere non tanto l’espressione di un giudizio di valore (se necessario) ma proprio l’attività di confrontarsi con uno staff di pari che possa aiutare a superare eventuali punti di non qualità nella propria attività professionale di docente e di componente di uno staff di formatori.
L’insegnante insomma non ha bisogno tanto di un voto, quanto di un processo mirato a migliorare la qualità del suo servizio: formare.
A cosa mi servirebbe sapere che sono un “bravo” docente  se non mi si dice cosa devo fare per trasformarmi in un “ottimo” docente?

Ma qualcuno penserà mai di investire le risorse necessarie (basterebbe anche usare l’anno sabbatico; in periodi di forti esuberi come quelli creati dai tagli, sarebbe anche un modo di riutilizzare e mettere in circolo competenze professionali) a creare un tale sistema di valutazione?

La smetto qui, forse mi sono dilungato anche troppo.



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4 risposte a Porte aperte a scuola?

  1. Pingback: Porte aperte a scuola? | Ein-ForTIC

  2. Concordo molto su cio’ che hai scritto e vorrei aggiungere alcune riflessioni…..
    Rifletto su come e’ cambiata la “valutazione”dell’operato di un docente. Una volta il docente si vantava quasi di avere voti bassi per i suoi alunni, piu’ la materia era complessa…. piu’ lui era bravo, poco importava se i suoi allievi non lo capivano….non era colpa sua, erano loro che ” non ci arrivavano!!!! Il suo quadernino degli appunti, consunto e usatissimo ( senza… chissa’….) era sempre lo stesso immutato negli anni!!!La materia non poteva essere semplificata piu’ di tanto altrimenti veniva “sminuita”…..e cosi’ via!!! Io sono cresciuta come alunna con docenti di questo tipo e me la ricordo molto bene quella scuola dalle materie “criptiche” e mi sono sempre promessa, fin dai primi anni di insegnamento, che avrei fatto la docente cosi’ come avrei voluto che fossero stati i miei insegnanti.
    Il mio modello, se cosi’ si puo’ definire, sarebbe stato il mio desiderio, di allora ( fortunatamente rimasto immutato…), di conoscere, scoprire, provare, capire, approfondire perche’ “sapere” e’ una grossa risorsa personale, perche’ lo “studio” , come ho scoperto piu’ tardi….puo’ diventare anche divertimento!!!
    Non voglio fare retorica!!! anche io gia’ faccio molte delle “cose”di cui si parla ( lezioni on line , audio-video registrazoni, podcasting, materiali didattici, appunti, sintesi, a disposizione degli alunni, ripensati sulle domande emerse durante la lezione , webquest…..una lezione dinamica, valutazioni trasparenti, spesso discusse con gli alunni ecc ma ho anche provato che l’amore per lo studio, la voglia di accrescere il proprio sapere non e’ una ” malattia infettiva”, se un alunno non vuole studiare, semplicemente “non lo fa” e spesso per i genitori la “colpa” e’ del docente, anche se quest’ultimo fa ” i salti mortali” per motivarlo. Sono quindi contraria alla valutazione del docente in toto!!! sono invece favorevole al coinvolgimento dei genitori con la loro partecipazione anche alla didattica curricolare. Anche io mi sono dilungata troppo 😉 l’argomento prende!!!
    BruPe

  3. marisamoles ha detto:

    Molto interessante il tuo articolo. L’ho letto tutto d’un fiato, anche se un po’ lungo, ma d’altra parte noi prof (lo sono anch’io) siamo spesso un po’ prolissi.

    Condivido quello che hai scritto, soprattutto le domande che ti sei posto nel caso in cui una proposta come quella del tuo amico/collega Antonio venisse messa in pratica. Tutti noi facciamo molto per migliorare la qualità della nostra didattica e credo che ciò sia fondamentale. Nonostante appaia sulla carta che il nostro lavoro si riduca alle 18 ore in cui siamo in classe, tutti noi sappiamo che il lavoro “sommerso” è più del doppio delle 18 ore di cattedra. Per questo motivo anch’io, come te, mi chiedo quando potremmo svolgere tutto quel lavoro in più che la proposta, pur degna di lode, di Antonio implicherebbe.

    Sono d’accordo anche su quanto affermi riguardo alla sperimentazione del merito proposta. A me, sinceramente, pare una farsa, una delle tante cose campate in aria (aria fritta, tra l’altro) che si fanno in Italia. Certamente, però, qualcosa per premiare il merito va fatta: sono gli strumenti di valutazione proposti che non sembrano accettabili anche perché non danno alcuna garanzia di oggettività.
    Ho scritto, su questo argomento, un post: http://marisamoles.wordpress.com/2010/12/20/gelmini-e-sperimentazione-del-merito-ecco-perche-no/ che ha dato luogo anche ad un acceso dibattito cui sono intervenute delle persone estranee al mondo della scuola che, come sempre, pensano di avere la ricetta giusta per guarire questa scuola malata. Mi farebbe piacere averti fra i miei lettori. Senza impegno, naturalmente.

    Per ora ti auguro un felice 2011 e … buone vacanze (almeno per quel che resta!).

    Marisa Moles

  4. Pingback: Nuovo sistema di valutazione | Ein-ForTIC

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