Solare a concentrazione?!

NO!
Occupa troppo spazio.  😮

L’articolo, su Repubblica di oggi, cita come firmatari della mozione presentata al Senato due nomi illustri della ricerca scientifica nonché noti esperti di energia: Gasparri e Quagliariello.

La comparazione avviene ovviamente con il nucleare ed al termine delle due cartelle della relazione si conclude con la richiesta di taglio dei fondi alla ricerca sul solare a concentrazione perché… occuperebbe troppo spazio!

Questa gente non sa più dov’è il ridicolo, ma il problema più grande è che operano delle scelte che ci taglieranno fuori dalla ricerca e da un mercato (economico e dell’energia) potenzialmente in espansione su cui si sono già attivati  (casualmente?)  i tedeschi ed i francesi, per fare due nomi a caso.
Per non parlare della possibile autonomia energetica, visto che il sole è ancora una “stella libera”! 🙂

E questo proprio la settimana dopo che su tutti i giornali si è parlato del progetto Desertec, e che grosse aziende come Siemens investono in aziende italiane attive nel settore; come giustamente fa notare  Silvestrini,  il solare termodinamico è ancora un mercato aperto:

Al contrario del fotovoltaico, «nel termodinamico non esiste ancora un’industria consolidata », spiega Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club, l’associazione di imprese ed enti a favore del protocollo per la riduzione dei gas serra: «Gli apripista sono stati gli israeliani, seguiti dagli Usa e dalla Spagna. Ma oggi siamo ancora ai nastri di partenza: l’Italia può facilmente unirsi».”

E pochi giorni dopo un convegno del Kyoto Club (16 luglio) proprio sul solare termodinamico, di cui trovate tutta la documentazione ed i video a disposizione,  per chi vuole ancora usare la propria testa per documentarsi e  comprendere.
Il tutto senza tener conto, ovviamente, delle notizie non proprio allegre che arrivano dal fronte nucleare, che i nostri condottieri al governo hanno appena deciso di riproporci come panacea di tutti i mali:

  • Canada, triplicati i costi del nucleare,
  • Francia, centrali a forza 2/3 per il caldo
  • ricerca Eurispes sui costi del nucleare

Senza contare i problemi di autoritarismo e di militarizzazione del territorio quando si annuncia l’esercito per gestire costruzione (scavalcando le autonomie locali) e difesa delle nuove centrali nucleari (queste  “imposizioni” a dire il vero,  frutto avvelenato anche dell’ultimo governo Prodi).
Ed il particolare,  evidentemente trascurabile, che gli italiani hanno detto no al referendum sul nucleare nel 1987: alla faccia della democrazia.

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