Come fare il cemento…

Vi invito a leggere questo articolo su Repubblica.it  di cui riporto solo uno stralcio:

Non è sempre così. Anzi, molto spesso non è così. Qualche nome. Qualche luogo. Nel 2003, dopo il terremoto che nell’anno precedente ha devastato Molise, diverse regioni e comuni italiani sottopongono a verifiche statiche gli edifici scolastici. In Molise, il cemento del liceo “Romita” di Campobasso non regge più di 46 chilogrammi per centimetro quadrato (è sei volte sotto la norma).
In Sicilia, a Collesano, nell’entroterra di Cefalù, i pilastri della scuola superiore non vanno oltre i 68 chilogrammi per centimetro quadrato.  L’asilo, i 12 chilogrammi per centimetro quadro.
Il cemento – ricorda oggi chi condusse l’ispezione – si bucava con la semplice pressione dell’indice.
Ciò che restava della sua anima di ferro era uno sfilaccio rugginoso e corroso.
Cosa aveva messo in quel cemento chi aveva giocato con le impastatrici e le vite degli altri?
E cosa hanno messo in questi anni nel cemento delle nostre case, delle nostre scuole, dei nostri uffici?
E quanto ci hanno guadagnato?

Paolo Clemente ( ingegnere della task force Enea-Protezione civile) risponde da ingegnere, con la rassegnazione di chi, purtroppo, sembra sveli un segreto di Pulcinella.
“Normalmente, i cattivi costruttori utilizzano sabbia di mare.  Costa niente, rispetto alla sabbia da cava.
Il problema è che, oltre alle molte impurità, è piena di cloruro di sodio. E quei cloruri, con il tempo, si mangiano il ferro.
I margini di guadagno sono alti. Diciamo che fatto 100 il costo della costruzione, chi gioca con la qualità del cemento arriva a guadagnare fino a 50, 60. Chi costruisce a regola d’arte è al 30″.

Allora, il vero problema di questo paese non sono (solo)  i costruttori che si vogliono arricchire oltre il lecito ma la mancanza di una cultura della sicurezza, la mancanza di controlli efficaci praticamente su tutto: dalla costruzione degli ospedali  agli appalti di manutenzione nelle scuole.
Nessuno è mai responsabile di nulla in questo paese, almeno da un certo livello in su, come già afferma candidamente il premier: 
c’è stato un terremoto, un evento straordinario ed imprevedibile. Non ci sono colpe, ed eventualmente ce ne fossero le stabilirà la magistratura
;
questo più o meno il senso delle sue affermazioni, relativamente allo stato dell’ospedale de L’Aquila.

Ma che razza di gente è quella che costruisce un asilo, accidenti un asilo, sapendo che al primo soffio di vento è esposto a cadere?
Questa gente gira tra noi, va al bar come noi e probabilmente si becca le stesse frodi alimentari che toccano a noi comuni mortali perché altra gente come loro ha deciso di speculare sulla vita, solo che ha deciso di farlo nel settore alimentare!  Il dio denaro sopra tutto.

Ed in tutto questo giova ricordare che tra i  tagli effettuati da questo governo ci sono stati quasi 500 milioni di euro in meno proprio per il monitoraggio sismico per le zone a rischio, la tutela del territorio, la lotta al dissesto idrogeologico ed il fondo sicurezza destinato all’edilizia scolastica (fonte: IlManifesto 10-4-09).

Consiglio anche la lettura del blog dei precari dell’INGV (che sta per Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che lottano contro i tagli e della lettera del presidente dell’INGV, ing. Enzo Boschi di cui riporto solo un passo:

Ora, le norme contenute nell’emendamento all’art. 37 – bis del ddl n. 1441 – quater:


costringerebbe l’Istituto a rinunciare a unità di personale sul cui impiego aveva commisurato i propri programmi di attività,

attività che consistono proprio nel monitoraggio sismico e nella ricerca di settore.

Ma la responsabilità di tutto questo è anche nostra, perché accettiamo le gare al ribasso nella pubblica amministrazione (e da dove pensate si ottenga il ribasso?) e lo stesso facciamo, in piccolo,  per risparmiare negli eventuali  lavori di ristrutturazione delle nostre case.
I costi della sicurezza (dei lavoratori e degli edifici) non li vuole pagare nessuno, sono considerati un optional, almeno finché non si verifica un evento catastrofico e raro come l’attuale in cui tutti si stracciano le vesti e si chiedono perché le leggi (che ci sono) non vengono rispettate.

Ma insieme alle 290 vittime del sisma in questo paese stiamo seppellendo la cultura della sicurezza, le strutture di controllo dei lavori, la giustizia, la ricerca.

In una parola la civiltà.

Possiamo evitarlo?
Forse, ma ognuno di noi dovrebbe ricordarsi di questi morti (e di tanti altri) ogni volta che si accinge a stipulare un contratto, ad impattare con la pubblica amministrazione…
insomma, di essere persone civili, degli esseri sociali,  dobbiamo ricordarci noi per primi e poi pretendere lo stesso dagli altri.  Allora forse avremo ancora una speranza.

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Una risposta a Come fare il cemento…

  1. sasblogg ha detto:

    Se c’è crisi, deve essere uguale per tutti. Tutti devono diminuire i loro guadagni sia sulle percelleche sui costi dei materiali. anche i servizi devono costare meno. Non posso applicare dei minimi di parcella di 5 anni fa se ora c’è crisi. in vece di comperare un’auto da 250 km ora compero una panda. Tutto ciò e buon senso. nel nostro paese ci sono troppe persone che guadagnano troppo per un lavoro che vale poco. Non è possibile che in un momento di crisi ci siano funzionari di comuni che guadagnano 100.000 euro anno. basta con i prof. universitari che invece di fare lezione fanno altro e si fanno pagare parte in nero. Basta basta

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