Le due facce del terremoto

Non credo sia possibile comprendere quello che hanno provato durante il sisma e provino ora le genti colpite dal terremoto.  Ho vissuto l’evento da Rovere (32Km da L’Aquila) dove ero alloggiato in una casa di nuova costruzione.

terremoto_6-4-09La scossa precedente, poco prima delle 24 del 5 aprile, ci ha sorpresi sul divanetto guardando la tv, ma non essendo al corrente dei precedenti eventi sismici nella zona (a quanto pare non per mia distrazione), essendo al piano terra di un edificio in cemento armato (suppongo ben fatto)  ed avendo avuto la fortuna di un efficace  addestramento curato da mia zia nel suo periodo ad Avezzano (sono capitato da lei durante due o tre eventi sismici ed ho memorizzato bene la reazione) non mi sono preoccupato eccessivamente.

INGV.

Molto diverso l’impatto della scossa intorno alle 3.32… intanto eravamo a letto (più o meno vestiti ma eravamo crollati), la durata dell’evento ed il rombo cupo che l’ha accompagnato sono stati una sorpresa anche per me che ne avevo vissuti altri di terremoti abruzzesi; il mio “addestramento giovanile” (grazie Aurora!)  ci ha portati fuori casa, giusto il tempo di saltare dentro le scarpe.

A quel punto, passata la paura,  preparare i bagagli e pensare di rientrare a Roma è stata questione di pochi  minuti.

Poi un paio di telefonate in giro (anche a Roma si era sentito piuttosto forte) ci hanno sconsigliato di metterci in moto in piena notte senza conoscere lo stato delle strade di montagna. Siamo rimasti, con un occhio alla tv dove intanto passavano le prime notizie, vicini alla porta di casa aperta e pronti a scappare fuori.

Siamo rientrati a Roma nella tarda mattinata del 6, giusto in tempo per vivere l’emozione della nuova scossa delle 19.42, anche questa di lunga durata, che ha fatto lungamente oscillare il nostro settimo piano a Roma sud.

Niente a che vedere (seppure di poco inferiore come intensità) allo spaventoso evento della notte di Rovere.

Poi, con il passare delle ore ci si rende conto del dramma che incombe su L’Aquila e sui paesini intorno, con gli aiuti che seppur tempestivi sono pur sempre carenti (credo sia inevitabile), il dramma delle persone che hanno perso cose, case ed affetti; la corsa contro il tempo per estrarre eventuali sopravvissuti, il solito circo mediatico (perché non informare prima dei rischi, perché  non valutare le costruzioni critiche e sgombrarle…), i politici ed i loro solenni impegni di ricostruire tutto e presto.

Ora temo che, passata la Pasqua, spenti i riflettori dovremo essere noi comuni cittadini a stare vicini alle persone coinvolte nel disastro, in prima persona ed impedendo ai rappresentanti dello Stato (anche quello che farnetica di “L’Aquila 2”  e settimane di vacanza al mare a spese dello stato) di dimenticare l’intervento promesso.

La solidarietà ora è importante, ma credo che quella successiva quando le persone non avranno un lavoro su cui contare e la precarietà delle sistemazioni inizierà a pesare sulle famiglie sarà ben più importante.

Ora ci sono tante iniziative, non mi sento di segnalarne nessuna in particolare (1, 2, 3, 4 ),  spero solo che la solidarietà non termini con le festività pasquali.

Da leggere: pensierineccesso, crisis,

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