Lavorare meno, lavorare tutti…

..a parità di salario, ovviamente.

Questo lo slogan originale di fine anni ’70.

Sentirlo riciclato da un ministro (ex socialista, come ama ricordare) dell’attuale  governo di centro-destra  lascia decisamente perplessi. Sentirlo citare epurato della sua fondamentale parte finale rimette un po’  in ordine le idee, ma lascia decisamente basiti se si ha memoria di quanto dalle stesse fonti veniva profferito meno di un mese prima.

Fortuna che qui, se non la memoria (che con la tv ci lasciano funzionare solo quella a breve termine) ci viene in aiuto la rete:

Ora, pur non essendo un economista ma semplicemente usando la testa (non solo per spartire le orecchie, come dicono da noi), trovo la proposta di detassazione degli straordinari (maggio 2008) e quella della riduzione dell’orario di lavoro (dicembre 2008) decisamente in contrapposizione.

Delle due una:

– o lavoriamo di più (sottraendo risorse allo stato che detassa gli straordinari) per aumentare la produzione,

– oppure riduciamo l’orario (per far produrre, suppongo, lo stesso quantitativo di cose o ridurlo)  da più persone.

Vedete da voi che le due soluzioni non possono convivere.

Improvvisazione al potere?!?
O più semplicemente questa gente non si rende conto di come vivano le persone normali, quelle che si guadagnano un semplice stipendio…

Nel  caso della prima proposta può  infatti darsi che, lavorando di più, i già impiegati possano permettersi qualche lusso extra (tipo andare fuori a cena magari) rilanciando l’economia.
Peccato che questo implichi lasciare fuori dalla porta i precari normalmente utilizzati sui picchi di produzione imprevisti (per chi ci crede ancora).

Nel secondo caso, se contestualmente non specifichiamo che la riduzione deve avvenire a parità di salario (certo, qualcuno ci deve rimettere, che ne dite dei profitti delle aziende? Una volta ogni tanto almeno!), costringeremo  gli stessi lavoratori “a tempo indeterminato” ad entrare in concorrenza con i precari storici per mille lavoretti “in nero”  atti a ripristinare il già scarso salario intero.

Ambedue le soluzioni mi sembrano improponibili.
Se non rimettiamo in capo ai nostri ragionamenti economici la persona ed il suo diritto ad una vita dignitosa temo non andremo lontano.  Come dite?
La competitività delle nostre aziende sul mercato globale?  Ma siete veramente convinti che di questo passo, mettendo gli utili prima delle persone, continuerà ad esistere ancora per molto un mercato? Globale o meno.

Che almeno il 2009 segni un anno di svolta per tutti noi…

😦

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2 risposte a Lavorare meno, lavorare tutti…

  1. Mammifero Bipede ha detto:

    Visto che mi chiami in causa, mi materializzo… 🙂
    Il mio era un ragionamento ottimista, basato sull’ipotesi che avremo energia a sufficienza, ma scarsità di materie prime da lavorare (e consumare). Vivremo circondati di oggetti più durevoli e di facile manutenzione, ed avremo più tempo “libero” da impiegare a nostro piacimento.
    Però, ragionandoci su, non sono affatto convinto che realmente “lavoreremo meno”.
    Fin qui le persone hanno trovato un precario equilibrio tra tempo lavorativo e tempo dedicato allo svago, ma gli “svaghi” costano, e per accedere a svaghi costosi si lavora di più.
    Aggiungerei a questo che un lavoratore “continuativo” è in grado di offrire maggior competenza, concentrazione e capacità di uno “saltuario”.
    Da ultimo va considerato che il lavoro rappresenta un’attività molto spesso gratificante, e che dà “status”. Chi fa un lavoro decisionale, o di responsabilità, spesso ci si identifica totalmente.
    Tolto di mezzo il lavoro, la mia esperienza è che nel tempo libero si finisce col fare, per passione, cose che altri fanno previa retribuzione, quindi… l’equilibrio attuale immagino che ce lo terremo a lungo.
    Ci saranno forse meno cose da fare, ma ci ingegneremo per farle meglio, o per farne di nuove.
    La mia attuale preoccupazione è un’altra: troppo spesso in passato la soluzione alle economie in crisi o ad esigenze di controllo sociale sono stati regimi autoritari e guerre, preferirei si riuscisse non ricascarci.

  2. marcop60 ha detto:

    E’ la mia stessa speranza, ma contiamo su una memoria che è socialmente sempre più debole…

    Comunque riguardo alle possibili evoluzioni del lavoro ti consiglierei la lettura di “manifesto per un mondo senza lavoro” di Ermanno Bencivenga, ancora più interessante de “la fine del lavoro” di Rifkin.. poi magari ne riparliamo
    😉

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