Ed ora tocca alle scuole superiori…

Come promesso, la riforma delle superiori sta diventando realtà dietro le spalle di tutti noi.

Da alcuni giorni stanno circolando fantomatiche non ufficiali bozze relative ai vari percorsi superiori di cui vi riporto un paio di link per semplicità, visto che vi sono radunati tutti i documenti principali:

La cosa più ignobile è che allo stato attuale questi documenti non sono ufficiali (seppure temo siano parecchio veritieri) non essendo stati consegnati neanche ai sindacati.

Ho avuto modo di dare uno sguardo a quanto previsto per l’istruzione tecnica, dove si prevede l’accorpamento degli attuali percorsi di specializzazione apparentemente col fine prioritario di ridurre il personale accorpando le classi di concorso (creando un grande terremoto nelle cattedre) e tagliando di netto quattro ore (rigorosamente sulle materie di specializzazione, geniali no?) portando a 32 le attuali 36 ore settimanali degli ITIS.

Rispetto a quanto anticipato nel post di settembre c’è però una novità: confindustria ha deciso di mettere le mani sui tecnici.  Circola, anche questo semiclandestino, un documento di confindustria in cui si prospetta la liquidazione pressoché totale dell’istruzione tecnica come la conosciamo attualmente e si propone una scuola tecnica di supporto ai vari settori industriali, però pagata dalla collettività.

Tra i punti salienti della proposta confindustriale troviamo:

  • istituzione del consiglio di amministrazione,
    (in cui vi sia una presenza significativa di soggetti esterni alla scuola, espressione del mondo della produzione e/o dei servizi)
  • il consiglio (con prevalenza di esterni) governa la scuola
  • scelta del personale docente e tecnico, preferibilmente tra esperti dei vari settori industriali (via le pastoie burocratiche delle graduatorie, delle classi di concorso.. chiamata libera, chi già lavora in industria saprà pure insegnare, che diamine!)
  • comitato tecnico-scientifico con forte prevalenza di esperti esterni al mondo scolastico.

Insomma tante belle chicche con cui si trasformeranno gli istituti tecnici in scuole di formazione-lavoro pagate dalla collettività ma a vantaggio delle industrie.

Ora tutto ciò potrebbe anche andarmi bene ma guardiamoci intorno: un modello industria-centrico funziona solo dove esiste sul territorio un tessuto industriale degno di questo nome, ossia prevalentemente nel nord.
Se guardiamo anche solo alla realtà romana, per esempio, dove esiste solo un piccolo polo industriale sulla tiburtina (Tiburtina Valley,  quasi tutto impegnato nel settore militare e non gode neanche di buona salute) ci si rende immediatamente conto dell’inutilità di una riforma del genere.

E poi che flessibilità (brutta parola, ma qui la uso nel senso positivo di elasticità mentale, capacità di riciclarsi/rinnovarsi professionalmente) avrebbe un tecnico uscito da una scuola siffatta?
Pronto per l’azienda che ha teleguidato i suoi studi probabilmente, ma fuori mercato altrove. Pensiamoci.

Tornando agli orari ho fatto due conti che metto a disposizione in una semplice comparazione_quadri_orario_riforma da cui si evince che:

  • il taglio è tutto sulle ore di materie professionalizzanti (dal 12% del terzo anno al 24% del quinto)
  • le attività di laboratorio vengono decurtate del 40% delle ore attualmente in programma
  • le classi di concorso verranno accorpate per aree, spesso non sovrapponibili.

Per concludere, mi sembra evidente che si depotenzia la formazione tecnica, la si delega agli interessi della grande industria (quando servirebbero “tecnici diffusi”, pensate solo allo sviluppo del fotovoltaico), si demotiva una classe docente che ha tenuto in piedi la formazione tecnica auto-aggiornandosi continuamente, si creeranno forti esuberi soprattutto nel settore dei laboratori (si, proprio quelli che vi raccontano di volere potenziare!)… insomma, un bel lavoro se la direzione è quella di fare dell’Italia il paesa “pizza & mandolino”, ospitalità e turismo (senza offesa si intende) e tutto il resto lo importiamo.

Complimenti.

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