Passaporto biometrico o schedatura di massa?
Gennaio 24, 2009Apprendo oggi che il parlamento europeo ha appena ratificato l’introduzione del passaporto biometrico, con la creazione di un database centralizzato delle impronte.
Suggerisco l’attenta lettura del post di Marco Calamari su punto-informatico di cui riporto la parte più significativamente critica:
“Se si vuole creare un database nazionale di impronte digitali esteso a tutta la popolazione, lo si dica chiaramente e lo si discuta in sede istituzionale come tale, con particolare riferimento al principio di necessità del trattamento dati previsto dal testo Unico sulla Privacy, e su come garantire i cittadini dal suo abuso.
Lo si chiami pero’ col suo nome: schedatura preventiva di massa.”
Perché devono continuare a prenderci in giro con la scusa della sicurezza?
Lavorare meno, lavorare tutti…
Gennaio 3, 2009..a parità di salario, ovviamente.
Questo lo slogan originale di fine anni ‘70.
Sentirlo riciclato da un ministro (ex socialista, come ama ricordare) dell’attuale governo di centro-destra lascia decisamente perplessi. Sentirlo citare epurato della sua fondamentale parte finale rimette un po’ in ordine le idee, ma lascia decisamente basiti se si ha memoria di quanto dalle stesse fonti veniva profferito meno di un mese prima.
Fortuna che qui, se non la memoria (che con la tv ci lasciano funzionare solo quella a breve termine) ci viene in aiuto la rete:
- Sacconi, la proposta (via Repubblica.it)
- il commento di Tito Boeri
- commento su pollicino
- commento di Pietro Ancona
- la proposta di detassazione degli straordinari (IlSole24Ore)
- Lavoro.gov.it, al momento non raggiungibile; usiamo la cache di google
- i difetti del provvedimento rilevati da Ichino
- contro la detassazione, lavoce.info
- mammiferobipede tira in ballo la decrescita e il club di roma
Ora, pur non essendo un economista ma semplicemente usando la testa (non solo per spartire le orecchie, come dicono da noi), trovo la proposta di detassazione degli straordinari (maggio 2008) e quella della riduzione dell’orario di lavoro (dicembre 2008) decisamente in contrapposizione.
Delle due una:
- o lavoriamo di più (sottraendo risorse allo stato che detassa gli straordinari) per aumentare la produzione,
- oppure riduciamo l’orario (per far produrre, suppongo, lo stesso quantitativo di cose o ridurlo) da più persone.
Vedete da voi che le due soluzioni non possono convivere.
Improvvisazione al potere?!?
O più semplicemente questa gente non si rende conto di come vivano le persone normali, quelle che si guadagnano un semplice stipendio…
Nel caso della prima proposta può infatti darsi che, lavorando di più, i già impiegati possano permettersi qualche lusso extra (tipo andare fuori a cena magari) rilanciando l’economia.
Peccato che questo implichi lasciare fuori dalla porta i precari normalmente utilizzati sui picchi di produzione imprevisti (per chi ci crede ancora).
Nel secondo caso, se contestualmente non specifichiamo che la riduzione deve avvenire a parità di salario (certo, qualcuno ci deve rimettere, che ne dite dei profitti delle aziende? Una volta ogni tanto almeno!), costringeremo gli stessi lavoratori “a tempo indeterminato” ad entrare in concorrenza con i precari storici per mille lavoretti “in nero” atti a ripristinare il già scarso salario intero.
Ambedue le soluzioni mi sembrano improponibili.
Se non rimettiamo in capo ai nostri ragionamenti economici la persona ed il suo diritto ad una vita dignitosa temo non andremo lontano. Come dite?
La competitività delle nostre aziende sul mercato globale? Ma siete veramente convinti che di questo passo, mettendo gli utili prima delle persone, continuerà ad esistere ancora per molto un mercato? Globale o meno.
Che almeno il 2009 segni un anno di svolta per tutti noi…
Pubblicato da marcop60
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